L'ORGANO

Sul lato sinistro del Presbiterio, si trova l'ORGANO LITURGICO, strumento qui realizzato nel 1790/1800 da Francesco Bossi di Bergamo in luogo di un precedente strumento ormai inservibile. Buono come meccanica e composizione, l'organo deve la sua notorietà al fatto che su di esso si esercitò Giuseppe Verdi fanciullo, e dopo di lui i suoi amici più intimi che, venendo a trovarlo nel bussetano o a S. Agata, non disdegnavano di fare una capatina a Roncole per «provare l'Organo». Il 22 ottobre 1900 il grande Maestro delle Roncole mandò una foto dell'organo restaurato anche con il concorso di Verdi a tale Filippo Tronci, organare, che aveva compiuto il lavoro, con le seguente dedica «Al Cav. Filippo Tronci, che si offrì spontaneo restauratore di quest'organo, che io suonai fanciullo. G. Verdi, S. Agata, 22 ottobre 1900».

L'organo, come attesta l'iscrizione a penna sul fronte esterno dell'anta sinistra del somiere maestro, dal bergamasco Francesco Bossi, è stato costruito nel 1797. Uno strumento sottoposto, nel tempo, a svariati interventi rispettosi, nel complesso, della struttura originale. Nel 1821 venne ampliato, una prima volta, dai fratelli Giovanni e Stefano Cavalletti e ancora nel 1839 e nel 1849 fu revisionato, fino a che nel 1871 venne smontato dall'organaro Cesare Gianfrè che gli aggiunse la terzamano. Nel 1900 fu restaurato dal Tronci, con soddisfazione dichiarata di Giuseppe Verdi in persona, ed in seguito da Rotelli (1924) con l'aggiunta di una nuova macchina pneumatica, e ancora da Pasta (1955) e dalla Tamburini di Crema (1964) ed infini dalla ditta cremonese Daniele Giani (2000-2001) sotto la direzione della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza e di quella di Oscar Mischiati. Durante il recupero attuale è stata approfondita la ricerca d'archivio sulla storia e la paternità definitiva dello strumento.

 

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Verdi anziano riascolta l'Organo della Chiesa di Roncole

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A settembre del 1900 Verdi si reca, forse per l'ultima volta, a Roncole e in chiesa vede che:

L' organo giaceva "come un diletto vecchio di casa....

da cinque lustri restava silenzioso e sconquassato".

Verdi aveva paura"dei dottori che con una cura sbagliata lo avrebbero mandato all'altro mondo".

Il 22 ottobre manda i suoi ringraziamenti al "Cav. Filippo Tronci, che si offrì spontaneo restauratore di quest'organo, che io suonai fanciullo".

 

Camillo Bellaigue e Arrigo Boito hanno sollecitato Verdi perché si recasse alle Roncole, accompagnandolo nella visita. Racconta il critico musicale francese: "Era domenica all'ora dei Vespri e noi entrammo in chiesa. I fedeli, che erano tutti contadini e contadine, con la testa coperta di fazzoletti di vivo colore, vi si accalcavano. Si sentiva la voce dell'organo, un piccolo organo dalla voce stanca. Ma quell'organo era stato il suo. Al posto del giovane di cui vedevo errare sulla tastiera le mani, vi erano state le sue melodiose mani predestinate. Lo sapevo! E bruscamente egli se ne ricordò. Lo guardai: era diventato pallido, e nei suoi occhi brillavano delle lacrime. Mi toccò la spalla: Usciamo, usciamo, disse piano. Lo avevano riconosciuto. Il popolo, il suo popolo uscì dietro di noi e lo circondò. Mentre salivamo in vettura scoppiarono delle acclamazioni: Viva il Maestro! Viva Verdi!..... Il ritorno fu più silenzioso dell'andata. La sera, dopo cena, il Maestro ci rimproverò dolcemente di averlo trascinato, di averlo in qualche modo costretto a ritrovare, dopo tanto tempo la memoria e la visione del passato.... Nell'umile chiesa di Roncole io avevo compreso che quell'uomo, che viveva una vita sì piena e ricca, non era di quelli che si compiacciono a guardarsi vivere".

da Un cittadino di Villanova di nome Giuseppe Verdi di Luigi Chini , Fantigrafica, Cremona 2013, pp. 355-356.