REALTA' VARIE PARROCCHIALI

L'Oratorio della Bassa dei Maj

La denominazione viene dal fatto che in quella località aveva possedimenti vastissimi una famiglia dal cognome di Maj. Il luogo era basso, quasi un guado, formato dal passaggio delle due strade sull'alveo del canale Garoda. La piccola cappellina primitiva divenne poi oratorio e acquistò grande importanza verso il 1650. Da documenti dell'archivio parrocchiale risulta che, nel 1736, furono raccolte abbondanti offerte per la riedificazione dell'oratorio, evidentemente in condizioni precarie e dal giorno 12 agosto al 9 settembre esso fu rinnovato in forma di quadrilatero.
L'inaugurazione si svolse in forma solenne ed in seguito, per lunga serie di anni, si ripetè la festa patronale della Cappella o oratorio, nella domenica fra l'Ottava dell'Assunzione di Maria SS.ma.
Nel 1744 i Signori Maj, ancora proprietari della zona, per acquistarsi ancora maggior protezione da Maria SS.ma «auxilium christianorum», donarono una piccola estensione di terreno per la erezione del Presbiterio e del Coro, in aggiunta al fabbricato preesistente.
L'immagine venerata, che oggi si osserva sul muro dietro l'altare, esisteva già nel 1741, ma allora si trovava sul muro che venne abbattuto per il prolungamento del presbiterio. Il tratto di muro dipinto fu racchiuso in un telaio e trasportato dove esiste tuttora.
Il 27 febbraio 1814, malviventi rubarono nello oratorio i vetri messi con piombo sulle finestre da tempo immemorabile. A risarcimento della offesa sacrilega, fu tenuta una festa solenne il 23 settembre dello stesso anno; all'oratorio era legato un censo annuale della famiglia Villetti di Polesine, e che cessò nel 1863.

La Maestà dei Sette Dolori

Questa cappellina, che ha forma modesta e che è denominata secondo l'uso popolare come Maestà, è posta nel crocicchio formato dalla strada della processione e dall'altra che conduce alla Bassa dei Maj.
Faceva parte di un piccolo podere di circa due biolche che il cappellano Don Antonio Ferrari con atto del notaio Antonio Bergamini, in data 25 ottobre 1738, legò alla prevostura delle Roncole, insieme con la casa da lui abitata e che tuttora trovasi nei pressi della cappellina o Maestà. Fu rifatta ex novo dai coniugi Comm. Orlando Orlandi e Cina Barezzi.

La Cappellina della Vergine della Pietà

All'imbocco della strada detta della «Carretta» si trova una cappellina che si ritiene risalga al 1600, forse ai tempi subito successivi alla famosa peste del 1630, di manzoniana memoria, che devastò il territorio padano e di quasi tutta l'Italia.
Nel 1760 venne restaurata e in tale occasione la Fabbriceria vi fece dipingere l'immagine della Madonna della Pietà, la quale, verso il 1947, fu ricoperta da una Madonna con Bambino.

La Cappellina del Divino Amore

E' posta all'angolo di strada al lato Nord della Casa di G.' Verdi. E' la più recente delle tre, anche se è fatta risalire alla fine del sec. XVIII. E' stata oggetto di recenti restauri, durante i quali un affresco è scomparso.

Le Piacentine

Lorenzo Molossi nel suo «Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla» Parma 1832, a pag. 460, così scrive intorno al cascinale delle Piacentine:
«Nel luogo delle Piacentine, lungi un miglio all'est della Chiesa di Roncole, sulla strada da Busseto a Soragna, si sta costruendo una grandiosa villeggiatura da S. E. il Sig. Principe D. Giovanni Vidoni de Soresina, personaggio non meno chiaro per sangue che per la liberalità dell'animo e per le cognizioni apprese sul libro del mondo di cui egli ha percorso la maggior parte.
Gli edifici sono divisi su quattro lati attorno ad una grande ala. Sorge dalla parte di mezzodì il palazzo del Signore ove si ha la vista delle colline e su questo stesso lato si innalzeranno e l'Oratorio e una vasta bigattiera con altri servizi; dalla parte opposta vedesi l'ampia stalla il cui volto è tutto sorretto da colonne di granito; sugli altri due lati stanno le case e del fattore e dei villici con varie botteghe. Tutto è disegno e direzione del celebre architetto Vogherà, cremonese, il che dire dispensa da qualunque elogio dell'opera».
In appendice al volume del Molossi sono riprodotti gli schizzi della pianta e delle sezioni di questa imponente costruzione che nella mente del Principe Vidoni doveva costituire, in quei tempi, un modello di stabilimento agrario con annessa residenza padronale.

Il Santuario Diocesano di Madonna dei Prati

Imponente nelle sue linee di stile bramantesco, fu, un tempo, semplice oratorio alle dipendenze del parroco di Roncole ed acquistò la propria autonomia con l'erezione di Madonna dei Prati in parrocchia per decreto vescovile del 16 luglio 1926.
L'edificio, la cui costruzione ebbe inizio il 20 ottobre 1690, fu benedetto il 15 settembre 1696. La erezione della chiesa ebbe origine dalla fama cui era assurta un'immagine, dipinta a fresco, della Madonna col Bambino, giudicata di scuola mantovana prossima al Mantegna, venerata in una cappelletta che sorgeva nei pressi dell'attuale Santuario. Promotore dell'iniziativa fu il Vescovo del tempo Mons. Niccolo Caranza, il quale pose poi la Chiesetta sotto la giurisdizione del Parroco di Roncole. Vi fu per molto tempo addetto un sacerdote, avendo via via ottenuto donazioni di beni che furono però incamerati dopo il 1850, per cui l'ultimo sacerdote officiante fu un tal Don Zappieri nel 1888. Priva di cappellano, la Chiesetta restò chiusa al culto, con la sola celebrazione della festa patronale del SS.mo Nome di Maria, la domenica seconda di settembre.
Per iniziativa del seminario diocesano e con il consenso e l'opera dì Mons. G.B. Tescari, prima del
1900 si riaprì al culto e alla devozione dei fedeli l'oratorio eretto in santuario diocesano, che, solennemente consacrato il 24 aprile 1904 dal Vescovo P. Terroni, ebbe nuovamente un cappellano stabile e ripresero i pellegrinaggi numerosi da tutta la diocesi. Infine nel 1926. come abbiamo detto, il Santuario venne eretto a Chiesa parrocchiale, con fonte battesimale e un modesto beneficio staccato da quello di Samboseto, incominciando però a funzionare come tale solo dal 1932. Il Santuario è meta tradizionale di novelli leviti per la celebrazione della loro prima S. Messa, di pellegrinaggi diocesani e luogo caro di devozione per quanti amano la Madonna.
In data 31 Marzo 1900 il card. Andrea Ferrari indirizzava una lettera ai seminaristi di Fidenza, che a lui si erano rivolti per chiedere la sua benedizione e la sua offerta a pro della loro iniziativa di far tornare il Santuario della Madonna dei Prati all'antico onore e culto. Dice la lettera: «Io plaudo al nobilissimo santo vostro pensiero ... E vi mando perciò la mia tenue offerta. Vi benedica il Signore Iddio per l'intercessione di Maria SS.ma perché crescano in voi le belle speranze della santa chiesa fidentina e di voi si consoli ognora il vostro Vescovo dolcissimo e mio Maestro ».
Per ulteriori approfondimenti, clicca qui.

Maestà strada Borghese

E' posta su strada Borghesa, verso Bastelli fra i numeri civici 249 e 251.

 

 

Home
Dove siamo
Come raggiungerci
Cosa visitare
Conoscere il paese
Le Feste Annuali
Guest Book