BIBLIOGRAFIA

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi nasce a Fontanelle di Roccabianca (PR) il 1° maggio 1908. La madre è Lina Maghenzani, maestra elementare del paese, il padre è Primo Augusto, negoziante di biciclette, macchine da cucire e macchine agricole.
Nel  1914 la famiglia di Giovannino Guareschi si trasferisce a Parma, in Vicolo di Volta Ortalli. La madre maestra è stata trasferita a Marore, un paesino confinante con Parma e fa la spola tra la città e il paese.
I suoi studi: Giovannino Guareschi frequenta la Scuola elementare «Jacopo Sanvitale». La sua chiesa - San Bartolomeo - è retta da don Pietro Zarotto. Frequenta per due anni il Regio Istituto Tecnico «Pietro Giordani» (ripete la prima poi viene ritirato). In seguito diventa convittore al «Maria Luigia» e frequenta il Regio Ginnasio «Romagnosi». Il suo professore di greco e di latino è Ferdinando Bernini, traduttore delle «Croniche» di fra Salimbene de Adam e profondo conoscitore dell’umorismo europeo: anche in lui, come in altri ginnasiali che diverranno illustri, imprime il marchio indelebile della curiosità intellettuale. Suo istitutore è Cesare Zavattini - di pochi anni più vecchio – che ne intuisce le doti di irrefrenabile umorismo. Per traversie familiari abbandona il Convitto «Maria Luigia» frequentando da esterno il Regio Liceo «Romagnosi. Nel 1929 si iscrive all’Università di Parma alla facoltà di legge rimanendo iscritto per tre anni ma senza frequentare. 
Nel 1921 la famiglia si trasferisce da Parma nel nuovo palazzo delle Scuole di Marore.
Nel 1928 Giovannino Guareschi inizia la sua carriera di giornalista come correttore di bozze al Corriere Emiliano che, il 30 giugno, ha assorbito la Gazzetta di Parma.
Nel 1929 inizia la  sua collaborazione al settimanale La Voce di Parma con articoli, poesie e disegni. Il primo articolo è la cronaca del viaggio degli universitari di Parma a Roma. Firma i suoi pezzi “Michelaccio”. Vince il concorso indetto dalla Voce di Parma con la novella «Silvania, dolce terra». Incide il linoleum per creare testate e cliché per giornali e numeri unici come il Bazar che curerà per diversi anni. Appaiono sul Tevere  un suo pezzo firmato “Petronio” e le sue illustrazioni di cinque racconti brevi di Cesare Zavattini.Si tratta di lavori che non danno da vivere e Giovannino Guareschi, per mantenersi, fa la stagione estiva come portiere allo zuccherificio di Parma della «Ligure Lombarda» e continuerà a farlo per altre quattro stagioni.
Nel 1931 passa dalla correzione di bozze ad una collaborazione fissa al Corriere Emiliano che lo passa redattore con articoli, cronaca, capicronaca, corsivetti, novelle e disegni (anche politici) iniziando come aiuto cronista poi cronista e infine capo cronista e tale durerà fino al giugno del 1935. Si trasferisce da Marore a Parma, nella soffitta di Borgo del Gesso, e nel 1933 conosce Ennia, la futura moglie e compagna per tutta la vita.
Nel novembre del 1934 parte per il servizio militare: destinazione la Scuola Allievi Ufficiali di complemento di Potenza rimanendo in forza al Corriere Emiliano.
Nel maggio del 1935 torna a Parma, in attesa di effettuare il servizio di prima nomina, e collabora quasi settimanalmente al Secolo Illustrato con disegni (continua fino al febbraio 1936). In settembre inizia la sua collaborazione a Cinema Illustrazione - diretto da Cesare Zavattini - dove pubblica un disegno settimanalmente fino  a dicembre.
Nel febbraio del 1936 inizia il servizio di prima nomina al 6° Reggimento di Corpo d’Armata di Modena come aspirante ufficiale. In luglio termina il servizio e contemporaneamente viene licenziato  dal Corriere Emiliano.  In agosto Angelo Rizzoli, su segnalazione di Cesare Zavattini, gli scrive proponendogli il posto di redattore al Bertoldo. Si trasferisce a Milano assieme a Ennia e inizia a lavorare al Bertoldo come redattore, collaborando con pezzi e disegni. Abita in una stanza d’affitto in via Gustavo Modena. Nel febbraio del 1937 viene promosso redattore capo.
Nel 1938 si trasferisce in Via Ciro Menotti. Collabora come illustratore di novelle, con rubriche e con vignette, all’Ambrosiano ad AnnabellaKines e Kinema, Piccola, Tutto. Scrive per l’E.I.A.R i testi di rubriche. Inizia la sua collaborazione alla Stampa con delle streep.
Nel 1939 collabora alla sceneggiatura del film di Francini «Imputato, alzatevi» che sarà interpretato da Macario.
Richiamato alle armi è in forza al 2° Reggimento di Artiglieria  di Corpo d’Armata nella caserma di Acqui (AL) e si sposta in vari campi: Carcare, Spotorno, Albissola, Finale Ligure, Alassio,  Cairo M. Viene trasferito a Sambuco (CN) e successivamente a Pietraporzio.
Nel 1940 si sposa con Ennia. Collabora come redattore al Marc’Aurelio, come redattore e con pezzi e disegni al Settebello. Scrive testi per riviste, collabora a Novella-Film  con disegni e novelle. Inizia la collaborazione con elzeviri e novelle al Corriere della Sera.
Le collaborazioni al Corriere della Sera, La Stampa e all’E.I.A.R. terminano dopo il suo arresto del 14 ottobre 1942 dovuto a denuncia per aver diffamato Mussolini e il Regime nel corso di una sbornia. Richiamato alle armi per punizione viene destinato all 11° Artiglieria di Alessandria. Inizia a collaborare con pezzi e disegni all’Illustrazione del Popolo pubblicando a puntate «Il marito in collegio».
Nel 1943 i bombardamenti alleati gli distruggono la casa di Via Ciro Menotti e Giovannino Guareschi, a Milano in licxenza di convalescenza, partecipa allo spegnimento delle fiamme andando sul tetto. Il Tornato al Reggimento ad Alessandria, il 9 settembre viene catturato dai tedeschi e internato nei Lager. Queste le tappe: il 13 parte dalla stazione di Alessandria e arriva a Sandbostel, il primo dei Lager tedeschi e polacchi. Successivamente viene internato nei Lager di Czestokowa e Beniaminowo (Pol.), ancora a Sandbostel e infine a Wietzendorf. Nell’agosto del 1945 viene rimpatriato e il 29 agosto arriva a Parma dove sono sfollati in casa dei genitori la moglie, il figlio Alberto e la figlia Carlotta, nata due mesi dopo la sua cattura. Nel settembre si trasferisce con la famiglia nell’appartamento di Via Pinturicchio a Milano. Collabora con pezzi e disegni a Tempo Perduto, lavora come redattore a Milano Sera, e in dicembre fonda assieme a Giovanni Mosca e Giaci Mondaini il settimanale Candido collaborando con scritti e disegni. Rimane condirettore del settimanale assieme a Giovanni Mosca fino al 1950 poi Giovannino Guareschi resta unico direttore fino al 10 novembre 1957 data in cui gli subentra Alessandro Minardi.
Nel 1946 conduce su Candido (senza successo) una forte battaglia a favore della Monarchia in occasione del Referendum Istituzionale.
Nel 1948 conduce su Candido con successo una forte battaglia contro il Fronte Popolare per le elezioni politiche. Scrive in quegli anni una serie pubblicitaria per la «Gazzoni»: i Radio-processi «Signori, entra la corte».
Nel 1950 col la famiglia e i genitori si trasferisce nella casa di Via Augusto Righi dove scrive soggetto, sceneggiatura e dialoghi per il film «Gente così».  Nell’estate gli muoiono i genitori a distanza di quaranta giorni uno dall’altro. Per una vignetta di Carlo Manzoni pubblicata su Candido viene querelato come direttore responsabile assieme a Manzoni dagli onorevoli Paolo Treves e Giuseppe Bettiol che ravvisano gli estremi per vilipendio a mezzo stampa del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. I due vengono assolti in primo grado, ma il Procuratore Generale della Repubblica ricorre in appello e il 10 aprile 1950 vengono condannati in appello a otto mesi con la condizionale.
Nel 1951 scrive il soggetto, la sceneggiatura e i dialoghi per il film  «Don Camillo». Scriverà anche quelle degli altro quattro film ma, a causa delle modifiche e delle mutilazioni volute dai registi, ritira la firma da quelle di tre film.
Nel 1952 si trasferisce con la famiglia alle Roncole (PR) e fa il pendolare con Milano dove vive tre giorni alla settimana lavorando per il Candido. Giovannino Guareschi ama la campagna e le macchine. Dopo aver cercato di riacquistare, senza successo, le vecchie ex proprietà dei suoi, compra diversi poderi, risistemando, dove necessario, i terreni, rimodernando e ampliando le abitazioni dei mezzadri e affittuari e costruendo - quasi sempre ex novo stalle moderne, barchesse, rustici. Li attrezza con macchine moderne: Ma la nuova politica agraria pare voglia penalizzare le persone come lui che hanno investito danaro nella terra. Dopo pochi anni Giovannino Guareschi, deluso, inizierà a svendere i suoi poderi.
Nel 1954 inizia la vicenda Guareschi - De Gasperi: Guareschi pubblica su Candido due lettere attribuite a De Gasperi con un duro commento. De Gasperi lo querela con ampia facoltà di prova. Nel corso del processo Giovannino Guareschi consegna al Tribunale le due lettere accompagnate da una perizia calligrafica che non viene tenuta in considerazione dal Tribunale. Nel procedimento l’ampia facoltà di prova, in pratica, gli viene negata perché non gli sono concessi né le nuove perizie richieste né l’ascolto di testimoni a suo favore. Sulla base delle testimonianze a favore di De Gasperi, del suo alibi morale e del suo giuramento che le lettere erano false, il Tribunale decide di aver raggiunto la prova storica del falso condannando Giovannino Guareschi a dodici mesi di reclusione per diffamazione a mezzo stampa. La sentenza mette in evidenza il fatto che, anche nel caso di una perizia grafica favorevole all’imputato, «una semplice affermazione del perito non avrebbe potuto far diventare credibile e certo ciò che obiettivamente è risultato impossibile e inverosimile». Ritenendosi vittima di un discutibile procedimento giudiziario Giovannino Guareschi non ricorre in appello e, avendo perso in precedenza la condizionale, il 26 maggio entra nelle Carceri di San Francesco a Parma da dove esce il 4 luglio 1955 – dopo 405 giorni - in libertà vigilata. Il 26 gennaio 1956 termina la libertà vigilata. Non chiede grazie o agevolazioni, non usufruisce di condoni, gli viene assommata la pena per la prima condanna (“Nebiolo”) nonostante sia stata nel frattempo decretata un’amnistia che riguardava reati ben più gravi. Esce dal carcere in libertà vigilata in forza di legge e grazie alla qualifica di “buono” ottenuta in carcere. Nel 1956, nel corso del processo intentato in contumacia contro Enrico De Toma, il fornitore delle due famose lettere a Giovannino Guareschi, il Tribunale di Milano affida a un collegio di tre periti l’esame delle due lettere negato due anni prima a Giovannino Guareschi. La conclusione dei periti è che «non esistevano prove tali da stabilire inequivocabilmente la falsità delle lettere». Il Tribunale incarica un successivo superperito che dichiara le lettere «sicuramente false». La difesa di Enrico De Toma impugna la superperizia e ne chiede una di parte. Sconcertante il responso dei periti della difesa che dichiarano di rilevare «palesi diversità fra dette lettere e quelle pubblicate su Candido». Nessuna delle perizie è ritenuta probante e il 17 dicembre 1958 il Tribunale dichiara estinto per amnistia il reato di falso assolvendo Enrico De Toma dall’accusa di truffa per insufficienza di prove, con l’ordine di distruggere i documenti.
Nel 1961 Giovannino Guareschi lascia il Candido per divergenze con l’editore Angelo Rizzoli che decreta la chiusura del giornale.
Nel 1962 inizia a collaborare con disegni al quotidiano La Notte diretto da Nino Nutrizio. Nel  luglio viene colpito da un infarto.
Nel 1963, ancora convalescente, scrive il soggetto, la sceneggiatura,  i dialoghi e la regia della seconda parte del film «La Rabbia»: la prima parte è di Pier Paolo Pasolini. Inizia a collaborare con testi e disegni al Borghese diretto da Mario Tedeschi.
Nel 1964 aggiunge alle due collaborazioni alla Notte e al Borghese quella a Oggi diretto da Vittorio Buttafava con una rubrica di critica televisiva e di costume, disegni e la “teleposta”.
Nel 1965 collabora anche con Paul Film scrivendo i testi per caroselli pubblicitari «Motta» e «Tanara». Nasce così il personaggio di Gigino Pestifero. 
Il 22 luglio 1968 muore a Cervia (RA) per infarto cardiaco.


Alberto e Carlotta Guareschi

Club dei Ventitré

 

 

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